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Riti del fuoco e della terra: il Marrone come identità condivisa

All’inizio di novembre, quando l’aria si fa più fresca e il bosco profuma di foglie umide e castagne appena cadute, il paese si raccoglie attorno alla Sagra del Marrone, la festa che celebra il frutto più prezioso del territorio e il legame profondo con il ciclo delle stagioni. È un momento in cui la comunità si ritrova, riconoscendosi nei sapori, nei gesti e nei simboli che da sempre accompagnano la fine del raccolto.

Le vie si animano di musica popolare, banchetti di prodotti tipici, risate condivise e caldarroste che scoppiettano, riempiendo l’aria di profumi familiari. Ma il momento più atteso arriva quando appare lei: la Signoraccia. Un grande fantoccio dalle forme generose, creatura antica e quasi mitologica, che danza tra la gente al ritmo delle musiche tradizionali. La vedi muoversi, oscillare, quasi respirare, diventando presenza viva e magnetica.

La Signoraccia è molto più di una figura folkloristica: è un simbolo arcaico, legato ai riti del raccolto, alle divinità della fertilità e alla forza creatrice della terra. E quando, alla fine della festa, viene bruciata, il fuoco illumina i volti della comunità riunita. È un rito di passaggio, un gesto collettivo che racchiude ringraziamento per ciò che è stato e promessa per ciò che verrà, suggellando ancora una volta il legame profondo tra il paese, la sua terra e il suo futuro.

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